Presa XXII - Mountain Bike Team - Montebelluna - Treviso

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Winter Lavaredo 2011

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Premessa

Per quanto mi riguarda ormai sta diventando una tradizione, magari in futuro spero coinvolga qualcun'altro dei 22: si tratta, come obiettivo minimo, di salire, ovviamente in MTB, fino al rifugio Auronzo, sotto le Tre Cime di Lavaredo, prima del termine ufficiale dell'inverno in corso; da li, valutando le condizioni al momento, proseguire fino a forcella Lavaredo e il rifugio Locatelli.

Winter Lavaredo 2011

Dopo un rinvio per cause tecniche si decide di tentare il 12.03.2011: l'oracolo di Arabba sentenzia nuvole basse ma nessuna precipitazione imminente, forse anche qualche schiarita...

Preludio

Venerdì, ore 18.20 esco dall'ufficio e corro da Sportler, devo trovare un tubeless per domani: l'anteriore dell'Heckler è da sostituire, serve almeno un 2.3/2.5. Non trovo nulla di meglio di un CrossMark da XC 2.10... Lo prendo ugualmente, lo utilizzerò comunque sull'altra mtb. Passo da altri due "gioielleri" disposto a sborsare una cifra esorbitante per una copertura AM/FR: niente da fare, solo robetta leggera. Pazienza, salirò e soprattutto scenderò, con una ruotina un po' troppo smilza...

Sabato ore 01.10, si è fatto tardi e in un garage tra una carica di compressore e l'altra qualcuno maledice l'Olimpo: un copertone tubeless CrossMark appena comprato non vuole sapere di tallonare a dovere! Sto già pensando di dover abbandonare l'Heckler e salire mio malgrado con l'Arawak,  quando arriva -immagino dall'Olimpo ormai deserto- l'idea geniale... oddio, geniale: non ho camere sfuse ma se smonto la camera dalla mtb di Renata e la monto con il maledetto recalcitrante tubless... Andata! Vado a dormire quattro ore, meglio di niente.

Si parte

Partiamo dalle piatte lande padane alle 6.20, direzione Domegge, obiettivo pasticceria. Ci arriviamo con la calma che ci contraddistingue, io e Kala; per l'occasione il compare ha abbandonato la fedele Dolasilla acciaccata dagli anni e dall'incuria, per provare l'ebrezza di salire sulla mitica Specy M4 che per l'occasine ho riportato alla configurazione originale. Il sottoscritto cavalcherà al solito la fedele Kalì, un Heckler Santacruz customizzato a dovere. Paste e capuccini scompaiono velocemente senza lasciare traccia

Da Domegge a Misurina il passo è breve; arriviamo al parcheggio popolato al momento solo da un paio di gruppi di scialpinisti, appena scarichiamo le biciclette si avvicina una volante della Polizia Stradale: "Ecco, te  pareva" penso "ci sarà mica il solito idiotivieto..." invece l'agente alla guida tira giù il finestrino "Buon giorno", "Buon giorno...ma salite in bicicletta?" Segue breve spieazione delle nostre insane ma ormai collaudate intenzioni: incredulità "Non l'avrei mai immaginato, veramente bravi, vi faccio i miei complimenti!" Ci guardiamo io e Kala, perplessi...

... la volante se n'è appena andata

 

Si sale, subito rampa duretta ancora asfaltata fino a Ru Freddo, da qui sotto le ruote solo la neve. Conosciamo ciò che ci attende, sono poco meno di 800 metri dislivello, con pendenze mai eccessive, l'unica vera difficoltà è la consistenza della neve: se "molla" siamo spacciati.

 

Salire sulle prime rampe innevate

 

Arranchiamo sotto le nuvole, dopo la prima serie di tornanti il lungo traverso ci porta dentro le stesse, non ne usciremo più: nel caigo più denso arriviamo alla conclusione che a non vederla la fatica è più sopportabile...

 

Qui si puo rifiatare e le nebbie si aprono

 

La visibiltà scende a livelli preoccupanti: ci diciamo che da un lato è una disdetta ,privandoci del familiare panorama mozzafiato, dall'altro la mancanza di irragiamento solare preserverà la pedalabilità del terreno...Magra consolazione, ma quest'anno va così,  c'è ancora tantissima neve.

 

Poco prima d'infilarsi nelle nuvole

 

Ulima serie di tornanti, rampa finale, il rifugio si palesa solo negli ultimi metri. Veloce mi cambio e sgranocchio qualcosa: il the bollente e zuccherato è un rito pagano, accompagnato dall'integratore di ultima generazione: "Saeamecol'aio".

 

Improbabile Duo

 

Poche foto di rito, dato il paesaggio uniformemente bianco; sguardi attoniti di chi arriva col servizio taxi e trova due bighe.

 

2011: Mission accomplished

La valutazione per l'eventuale proseguimento verso il Locatelli è presto fatta: la comoda jeeppabile estiva è sostituita da un pendio da 35/40 gradi, crostoso-ventato, con una traccia irrisoria sospesa su precipizi che ben conosciamo, visibilità 10 metri: piccozze e ramponi li abbiamo lasciati a casa quindi non abbiamo dubbi, si punta nuovamente alla pasticceria di Domegge.

Inforchiamo nuovamente le bighe e ci scaravoltiamo in discesa. Vuoi perchè scendere sulla neve con una sola mano, mentre con l'altra si vuole riprende non è cosa che venga naturalissima, vuoi perchè la luce piatta e il biancore uniforme non rendono nulla i tentativi di ripresa on board danno risultati men che decenti; solo un paio di sequenze, giusto per dare un'idea:

Al termine di una discreta picchiata mi fermo col solito sorriso ebete stampato in faccia e nella valle eccheggia "Sei un grandeee!" urlato da una ragazza che sta salendo sul versante opposto: saluto. Piccole sodisfazioni.

Si raggiungono velocità discrete, ma perdere il controllo è un attimo e l'atmosfera ovattata non aiuta: vedo la buca all'ultimo momento, dopo la sbandata resto in sella ma la nuova traiettoria assunta è esattamente quella predetta dalla Legge di Murphy, pertanto punto dritto all'unico affioramento roccioso nel raggio di millemilachilometri; tento una correzione, ma sono pronto a mollare tutto tuffo nella neve. La biga si rimette sulla linea di massima pendenza, vedo il roccione malefico sfilarmi sulla destra, forse ce la faccio solo che sono un paio di metri fuori della pista battuta, "celafaccio, celafaccio, celafaccio..." per quache metro galleggio, poi inesorabilmente l'anteriore rompe l'infima crostina e sprofonda nella neve fresca... volo un paio di metri in avanti sepellendomi in una soffice nube bianca. Risate. Per i non presenti si tenta di riprodurre e documentare l'esperienza, ma il risultato finale non è assolutamente paragonabile:

La discesa prosegue e ogniqualvolta s'incroci qualcuno si rallenta o ci si ferma; allo stupore iniziale seguono sempre una serie di domande stranamente tutte uguali sia che siano poste da scialpinisti navigati, sia che lo siano da signore in passeggiata o da bambini slittinomuniti: ma siete adati su pedalando? Bhe, si... certo (no, col teletrasporto); ma avete le ruote speciali/chiodate? No... sono normalissime gomme da mtb (e anche meno...) Ma come avete fatto? Mha...un po' di fatica, pedalando... Così arriviamo al parcheggio che nel frattempo s'è discretamente riempito, soliti sguardi, ancora più increduli quando sulla Specy montiamo i proptotipi "Kalamade", ruote chiodate con banali autofilettanti e le proviamo sui lastroni dello spiazzo... l'idea non è malvagia, ma va perfezionata.

Nel rimettere tutto in auto e ripartire il cielo si apre brevemente, appaiono i Cadini ma è solo un effimera illusione, facciamo rotta verso sud, obiettivo pasticceria Domegge.

F.

Ultimo aggiornamento Venerdì 25 Marzo 2011 09:53  

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