Presa XXII - Mountain Bike Team - Montebelluna - Treviso

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Prosecchissima 2013

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Li ho visti, i guerrieri!

Erano pronti!

Una falange compatta!

Sui loro destrieri impazienti!

 

Noi eravamo con loro, pronti , emozionati, entusiasti.

 

Partono!

La folla applaude!

Grida di incitamento!

 

 

Con Rino, Albino, la Mary e Gianni li abbiamo incoraggiati, i nostri tredici della Presa XXII, abbiamo scherzato, siamo riusciti perfino a scambiare qualche battuta spiritosa nonostante il baccano. Rino, con l’inseparabile macchina fotografica, Albino preoccupato di non perdere di vista il gruppo, la Mary intenta a mostrarsi, Gianni sicuro sulle scorciatoie da prendere, il sottoscritto impaziente di pedalare.

Così, una volta partita la gara, cerchiamo di guadagnare qualche posizione caratteristica per osservare i bikers. Visto che tutti siamo certissimi del percorso … chiediamo agli addetti le informazioni minime; inevitabili le risposte una diversa dall’altra. Finalmente, a Combai, un addetto trova nello scatolone delle bandierine una mappa che non sa leggere; per fortuna  il compagno gli viene in soccorso e, autentico colpo di genio, prende in mano la situazione: “Scendete di qua, sempre diritti, per unchilometropuntocinque, troverete il punto dove attraversano la strada”.

Unchilometropuntocinque mi ha aperto un orizzonte fino a poco prima molto oscuro. Un bivio? Tentiamo a destra. Un incrocio con stop? Teniamo ancora la destra. La stradina si fa sempre più stretta, termina nel cortile di una casa, no, non finisce, scende ancora… Improvvisamente, senza alcun segnale, ci immettiamo nella strada che, con ogni probabilità, era nella mente del giovane addetto. “Sempre diritti!” mi risuona il suo insegnamento. Per fortuna che i nostri quattro nasi hanno fiutato la direzione esatta. Un chilometro abbondante in discesa, ed ecco il posto di blocco che sorveglia l’attraversamento della provinciale. Non è di certo un bel punto di osservazione. “Passate ora” ci dice un addetto con la bandierina; “Vediamo come scendono dallo sterrato di destra” risponde Rino. Non trascorre un minuto che un grido all’unisono ci prorompe dal cuore:” E’ uno dei nostri! Sì, è …. Donato!”. E’ proprio lui, si ferma, si accosta e iniziamo a ciacolare , così, come se niente fosse. “Donato, gli dico, è da un quarto d’ora che siamo qui e non abbiamo visto passare nessuno; situ el primo?” “ E come no, sarà meio che vada prima che riva che altri!” Parte lui, noi attraversiamo.

Finalmente, dopo qualche chilometro di asfalto, si giunge ad uno strappetto del sentiero dove, dice Rino, si può vedere bene. Ci appostiamo dietro la fettuccia che delimita lo spazio in attesa soprattutto dei Nostri.  Rino è già disteso e scatta, sono i big della prima griglia a transitare, quindi siamo in anticipo. Mary non risparmia applausi e incitamenti, soprattutto alle concorrenti.  Ad Albino viene un’idea: procuriamoci un secchio, quando passano i Nostri li laviamo.  Ma no, dico io, non si fanno queste cose. Ma per finta, ribatte Albino. Il sentiero passa davanti ad una casa colonica; sotto il barco fa bella mostra di sé una tavola imbandita, con piatti di salumi e di formaggi, interrotti da dame da cinque litri di bianco e di rosso. Porcaccia miseria, prestami quel secchio vicino alla fontana, dico al proprietario; non ho capito la risposta ma dall’intercalare porcone ho dedotto che me la prestava. Mi allunga il secchio, butto là uno sfacciato “ se lo riempi di prosecco i nostri amici saranno più contenti e anche noi”. Una dozzina tra sacramenti e porconassi per dire … non ho capito cosa, ma la risposta era scontata. Ci salutiamo con una gran risata. Albino con il secchio, vuoto, pronto a colpire i malcapitati Presini.

Arrivano!

Uno alla volta!

Sono loro!

Miseria, lo strappetto è scivoloso, cane di un canchero, altri bikers hanno spinto a piedi, qualcuno ha rischiato di cadere, si arriva a sfiorare un albero che ha i rami sulla pista. “L’hanno prossimo lo taglieranno “ dice la Mary, tutti diciamo di sì. Passano i nostri, Francesco, Ennio, Graziano, Paolo, Davide, Diego, Luca, Enrico, Marco, Domiziano, Mirco, Donato. Tutti, davanti alla macchina di Rino accennano ad un sorriso pur digrignando denti e mandibole, qualcuno lancia una frase tra il respiro affannato, un altro dice che quell’albero è proprio in mezzo. E la Mary ripete per incoraggiamento  che l’anno prossimo verrà tagliato, e noi ,come in una giaculatoria, diciamo di sì.

Dai che manca sol vinti kiometri “ grida Albino , e intanto fa il gesto di innaffiare con il secchio.”I è pochi, pensea che i era tanti de pi” risponde uno della XXII che non si scompone per nulla.

E’ l’ora del rientro. Nel riportare il secchio il padrone della tavolata mi offre da bere; al mio rifiuto si aprono le cataratte…. espressioni colorite e sacramenti come in un rosario. Ciao, ci vediamo l’anno prossimo. Son trascorse due ore da quando, davanti alla chiesa di Miane, abbiamo mangiato sopressa, salame, musetto col cren. Non è il caso di bere.

Siamo gia sulla strada  e la Mery non si vede; si sarà fermata a chiacchierare. Spunta dal boschetto subito dopo, con espressione soddisfatta. Com’era la toilette? “Meravigliosa - mi risponde - alla francese, con tanto fiorellini profumati”.

Pedaliamo per qualche kilometro; c’è il tempo per restare ammaliati dal saliscendi delle colline con i vigneti piantati col compasso. L’aria profuma di primavera, qualche casa qua e là, il silenzio ci incanta. I Nostri saranno quasi sul traguardo, pensiamo.

Alla partenza  ho sentito il frastuono dei miei pensieri che non mi sono stati ostili; un ricordo nostalgico di momenti simili vissuti alla partenza di una gara,  qualche rimpianto, ma nulla di più.

Ci siamo ugualmente divertiti.

Grazie, Presa XXII.

Ultimo aggiornamento Sabato 15 Febbraio 2014 17:44  

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