Presa XXII - Mountain Bike Team - Montebelluna - Treviso

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Home Articoli Gare Etna Marathon 2012: della lava, del sole e dei cannoli

Etna Marathon 2012: della lava, del sole e dei cannoli

E-mail Stampa PDF

Tutto è partito praticamente un anno fa. La stagione 2011 mi s'era malamente incastrata per “guasto tecnico” proprio al suo culmine e per tutta l’estate il tempo per leggere, scoprire, indagare eventuali nuovi territori, favoleggiando mirabolanti avventure, davvero non mi mancò. A novembre già stavo revisionando il calendario gare 2012, aggiungevo, toglievo, modificavo, ma di una cosa ero già piuttosto convinto: sarei andato sull'Etna.

Non sto qui a dire i mille motivi che da anni mi attiravano al vulcano, solo mancava un movente – e mai termine fu più adatto -  per prendere e andare, come una gara di mtb e l'EtnaMarathon prevista per il 23.09.2012 era li, attendeva soltanto d'essere percorsa. Propongo alla squadra, più per scrupolo che per l’effettiva convinzione di ottenere una qualche considerazione, il progetto e con mia gradita sorpresa non viene cassato: Ignazio aderisce quasi subito, il presidente segue a ruota, in breve si aggiungono senza tanti complimenti i gemellidispersi Paolo e Donato. Saremo in cinque e il tempo per preparare tutto per bene stavolta non manca; a Maggio abbiamo già il volo prenotato, per giugno sappiamo come trasportare gli amati destrieri e dove pernottare. Va detto che Crazy quando si tratta di organizzare viaggi non lascia quasi nulla al caso e così, passata la sbornia di gare estive la vigilia della partenza stavolta incredibilmente non ci coglie impreparati.

La gara a vederla è tosta: un anda e torna di “mistosalisto” a prendere quota sui versanti nordorientali del monte per poi scapicollarsi sui 17 chilometri di discesa finale, il tutto condito da un fondo che, se piove si trasformerà in un orrendo pantano, se ci sarà il sole il caldo la farà  da padrone.

Vigilia, partenza

Venerdì sera da Mirko ci si trova per imballare e preparare ciascuno il suo “scatolo”: trattasi cartone di circa 2 metri per 1.30 che dovrà contenere oltre al mezzo, i bagagli più pesanti ed ingombranti, senza comunque sforare la ventina di chili concessa da Alitalia. Nastra qui, imballa li, proteggi così, blocca colà, col supporto tecnico di Nicola i pacchi sono belli e pronti. Dopo una pizza siberiana l'appuntamento è per l'indomani mattina, a Ponzano.

Ponzano, ore 7.00, una bella mattina di fine settembre, quando di sabato per le strade non c'è ancora quasi nessuno. Passano due enormi trattori, passano alcuni scolari mentre attendo che Ignazio esca di casa o che l'Olangmobile si profili all'orizzonte. Una arriva, l'altro esce e si va via verso Tessera. Recuperiamo gli altri due membri della spedizione: con Paolo e Donato siamo al completo; giù i pacchi al parcheggio e via al check-in: dagli sguardi capiamo che cinque variopinti personaggi che spingono pacchi fuorimisura per l'aeroporto non dev'essere cosa così frequente;

"Scatoli" all'imbarco

"Scatoli" all'imbarco
Check-in fuorimisura

al controllo bagagli una battuta bombarola di Crazy coi doganali rischia di chiudere anzitempo la gita... “Graziano, le battute falle, ma dopo, resisti dai!”  Dopo il check-in un caffè per far trascorrere i minuti restanti all'imbarco, e Crazy no, non è guarito, viene colto ancora una volta da un attacco di GBS (Green and Black Syndrome) al dutyfree, vittima stavolta di un'orrenda guarnizione per aifon...

Il morbo GBS colpisce inesorabile
Quale nome poteva mai avere il nostro aereo?

Ben presto veniamo scaricati dallo shuttle sulla pista: gli sguardi sono tutti rivolti ai facchini, ai carrelli coi bagagli, a come vengono trattati: le nostre beneamate in mano a quei bruti... Ma notiamo che il nostro aereo si chiama I-Biki, non può essere un caso! Decolliamo in una giornata tersa, la laguna si stende sotto di noi, barene solcate da ghebi e canài, acquaetera, acquaetera, acquaetera di paoliniana memoria fino al profilo della Serenissima.

Veloci in quota, Ignazio rende di pubblico dominio il fatto che Schettino potrebbe essersi riciclato come pilota Alitalia, ma il comandante conscio di questa possibilità si mostra all'equipaggio che già cominciava ad indossare i salvagenti. In pratica non si fa ora a terminare la lunga cabrata che già s’inizia a scendere, sulla sinistra un cono fumante emerge dal Tirreno: Vulcano? Forse, o forse Stromboli… regolare e un po' inquietante. Poi sulla sinistra appare la grande montagna, dall'oblò non cerca di nascondere le dimensioni, la possanza dei lungi pendii, le tre cuspidi sommitali delle bocche coi rispettivi pennacchi di fumi e vapori. Etna.

Inquietante sagoma si profila  all'orizzonte

Sicilia

Atterriamo, recuperiamo non senza qualche apprensione i preziosi bagagli e veniamo subito accolti da Mario e Francesco: sono due impagabili amici siculi che ci supporteranno e sopporteranno in questa due giorni in terra sicula, scortandoci alla bisogna e anche un po' oltre. Si stabilisce che per rimontare le bighe del meccanico non c'è bisogno (ma chi è che aveva simili dubbi?), così Mario lo chiama e disdice l’appuntamento (?), scusandosi, accampando improbabili storie di controlli e ritardi agli imbarchi (???)… Un certo imbarazzo cala sulla compagnia, ma non è nulla rispetto a quello che di li a poco si profilerà...

... e inquietanti i cartelli
Liberazione!

Il programma infatti prevede che nel pomeriggio quattro di noi con Mario vadano in escursione guidata sull’Etna mentre il sottoscritto tenti per l’ennesima volta di trovarsi con l’Entropika: trattasi di Elisa, anziana conoscenza, climber programmatrice demigrata dal nord al sud e ormai completamente succube del Secondo Principio.

Sta di fatto che dopo aver inseguito Francesco prima sulla tangenziale di Catania e poi tra le colline, aver quindi fatto incetta di arancini sublimi e canoli fuori calibro nella pasticceria Russo di Santa Venerina, Mario informa l’allegra combriccola che la guida che doveva accompagnarli sull’Etna non ha più a disposizione il pulmino, che ha il gomito che fa contatto col piede, che “il terremoto, le cavallette”, che… insomma decidono che la gita alle nuove e inaccettabili condizioni proposte salta: apriti cielo, segue fitto scambio di telefonate Mario-guida che potrebbe dare vita a una telenovela.

Dolce sosta a Santa Venerina No, non è un banco frutta né un banco pesce Sluuurrrpppp°°°

Nel frattempo giungiamo a Milo, sede della gara, e prendiamo possesso dei nostri alloggi: una dependance tra i vigneti, terrazza sulla costa, panorama da Acicastello fino a, là in fondo, i Giardini Naxos, un piccolo paradiso, il tutto gestito da un’arzilla coppia che gentilissima ci offre subito un cabaret di dolcetti e io adoro il pistacchio… Peccato non ci sia molto tempo, dobbiamo sballare i destrieri rimontarli e verificare che tutto sia ok; intanto mi sento con l’Elisa, magari l’escursione la si fa con lei e con “Ciccio”, altro Francesco suo compagno: ci si da appuntamento in zona partenza dato che li dobbiamo ritirare pettorali e pacchi gara.

Tutta per noi, mica male Dalla terrazza l'alba sul mare nostrum Si rimontano le fide compagne

Il tempo scorre inesorabilmente e quando finalmente tutto è pronto il pomeriggio cede il passo alla sera, le giornate a fine settembre sono già piuttosto corte, dobbiamo sbrigarci; con un quantomai confortevole trasferimento nell'auto di Mario siamo al ritrovo e dopo le presentazioni di rito comincia un'indimenticabile serata. Intanto arriva anche “Ciccio” Francesco, anche lui biker andato a provare parte del percorso: ottima cosa avere notizie fresche sulle condizioni e le peculiarità del tracciato, ci mette in guardia sul temibile basolato, Elisa conferma e noi impareremo a conoscerlo a nostre spese... Francesco poi fa anche parte dell’organizzazione e in gara lo troveremo al secondo ristoro.

Come farannooo ♫ quattro elefanti ♪ ♪ a stare in una cinquecentooo ♪... ... due davanti ♫ e due di dietrooo ♪...

Nonostante il tempo stringa Elisa e Francesco si offrono di farci da guide per una breve escursione sulle pendici della Montagna e dopo un breve trasferimento in auto inizio a capire davvero cosa sia questo vulcano. Già salendo sulla comoda rotabile si attraversano lingue di rocce arabescate, brulle e aride, alternate a una fitta boscaglia, di macchia prima e latifoglie poi; al tornante parcheggiamo, ora cammino su sabbia fine e ciottoli ruvidi in una valletta che risale un costone boscoso, qualche svolta e sul crinale una casa è stata lambita dalla colata: la lava l’ha spinta e inesorabilmente avvolta, il pozzo rimasto al suo posto in un abbraccio pietrificato, di fronte a noi si apre la Valle del Bove. Un vulcano è potenza inesorabile, forza primigenia, magma spietato inesorabile eppure vitale che risale le viscere della terra, rinnovandola.

Saliamo verso la Valle del Bove... ... e incrociamo il percorso: di qui scenderemo domani

La forestale risale una colata

La casa e la lava

Doveva essere un caldo abbraccio

Dal pulpito sull'antica caldera, ora valle del Bove

 

Siamo stati bravi, c’è tempo per raggiungere un punto panoramico e seguendo le nostre guide raggiungiamo la cima di uno sperone, un belvedere sull’immane caldera, Francesco ed Elisa enumerano le varie colate, i dicchi, i vecchi coni e le nuove bocche, aneddoti e vicende di questo lembo di terra unica; così restiamo ad ammirare, fotografare, ad ascoltare fino all’imbrunire, se potessi resterei oltre.

Creteri di Nord-Est Lavativi Incombe la notte

Rientriamo, ormai al buio Francesco ci guida sull’ultimo tratto di discesa che domani dovremmo percorrere in gara: bello, a tratti ripido e con qualche passaggio pure piuttosto tecnico: slurrrp!

Ci dividiamo e a cena arriviamo in ritardo: io ero in centro con gli amici siculi a raccontare, come sempre accade in questi frangenti, troppo in troppo poco, il resto della banda in auto con Mario il quale non riusciva più a trovare la strada di casa… Riuniti attorno al tavolo arrivano i primi piatti: sono basito dalla quantità di roba che i compari riescono ad ingurgitare, ma domani, penso, non c’è una gara?... E sarà tosta, farà caldo, ma niente, non sentono ragioni, il clima è un po’ quello da ultimo giorno di scuola. Prima d’andare a letto si controllano i dettagli per l’indomani ed è qui che inizia un curioso siparietto: saranno state le abbondanti libagioni, chi lo sa, sta di fatto che alcuni rudi biker calati dal nord chiedono ai sbalorditi padroni di casa delle coperte aggiuntive; vero che nel deserto la notte è fredda  ma qui siamo mica ad Atacama! E fu notte e fu mattino, pronti via… mica tanto: sono le sette e ci sono 34 gradi Celsius, le prime parole del presidente sono “'ndemo a far el bagno a Taormina?’’ Intanto si va colazione: leggera -mica tanto-  nutriente di certo, ma nell’aria c’è qualcosa di anomalo, si percepisce che non tutti hanno la solita strenua convinzione, manca quasi del tutto la tensione pre-gara.


L'espressione dice tutto Pronte a muovere Tensione pre gara: non pervenuta

 

Gara...più o meno

Arriviamo alla partenza e qui s’intravedono le prime crepe di un’organizzazione che diventeranno ben presto voragini. Abbiamo pettorali attorno al cinquanta e così un giudice ci fa entrare nella griglia degli élite: ecco Celestino, Ragnoli, Dolce !?, Alberati, Gaddoni, Bettiol ?!? A Graziano che porta il 47 faccio notare "Morto che parla": presagio? Siamo li che facciamo gli splendidi quando altri tre giudici si avvicinano e ci condannano alla Bolgia. Dietro la prima griglia infatti è il Caos: non il solito caos delle gare senza griglie, qui è l’anarchia totale e come non bastasse il tempo perso tra gli élite ci relega al fondo del gruppone.

Verso la zona partenza In prima griglia, effimera illusione

Fa già un caldo bestiale, quando partiamo siamo in ritardo di più di mezz’ora; la consegna comunque è si fa gara assieme, in gruppo. Prime rampe, subito toste su asfalto, poi tostissime sul temibile basolato, sotto il sole siculo delle undici. Qualcuno già accusa i primi segni di cedimento: Graziano sbuffa come un bisonte e Donato ha il colorito di un lampone maturo. Con Paolo mi avvantaggio un po’, seguito da Ignazio, c’è anche parecchio traffico, tanti evidentemente alle prime armi sono costretti a procedere a piedi rallentando e rendendo ostica loro malgrado la marcia di chi sopraggiunge; è tutto un “passo a destra”, “grazie”, “permesso” e siamo in salita!

Ignazio con Lorenza Menapace La giusta punizione: relegati alle radici del Caos Prime salite, e prime soste

 

Ci raggruppiamo, la convinzione non è tra le espressioni più presenti; battute e incitamenti per recuperare, poi viene la prima discesa, divertimento unico, veloce e bastarda, polvere e scintille, puzzo di ferodo... I like this smell, smell of victory… In discesa io e Ignazio facciamo il vuoto, a guardare su cosa scendiamo mi sento lacerare la pelle al solo pensiero di poter rotolare tra queste pietre laviche, superiamo decine e decine di concorLenti, la discesa ahinoi termina e riprendiamo a salire, basolato a tornanti tra la macchia mediterranea, caldo micidiale, terrore di perdere l’unica borraccia. Pochi metri e siamo di nuovo distanziati, ad una curva vedo una ragazza in difficoltà con la trasmissione, mi fermo e le risistemo la catena malamente incastrata; le chiedo di dov’è sapendo benissimo, dall’accento che ha, la risposta: “zono di Polzano”, “anch’io vengo da Bolzano” le dico, mi guarda incredula... Così facciamo qualche pedalata assieme, la saluto quando mi fermo attendendo con Paolo e Ignazio l’arrivo dei superstiti; lei, la Karin, arriverà seconda di categoria.

Il vulcano vigila Niente, non è giornata Si rifiata

 

Noi invece procedendo ad elastico ci si sta logorando. Seconda discesa, fotocopia, ma più infida, della prima. Ignazio mi segue poi sparisce; mi gioco un “giolli” grande quanto la caldera di Santorini quando un poveretto davanti a me veramente male in arnese decide di buttarsi letteralmente a destra mentre sopraggiungo a velocità stratolavica: non so come non l’ho centrato, un secondo dopo ero un annomagma più avanti e più in basso, concentrato nel disperato tentativo di riprendere il controllo e riagganciare il piede, cosa che ovviamente non riesce per i sobbalzi continui, poi una pietra più grossa delle altre fa sganciare alche l’altro pedale e, addio, sono perduto, mi dico solo “non toccare i freni, se tocchi i freni qui sei morto”… li tocco solo quando i macigni lasciano il posto ad una morbida superfice di sabbia e pietrisco accumulato in prossimità del tornante, riesco così a fermarmi praticamente indenne. Guardo il tratto appena percorso: che bellezza! Poco oltre c’è il primo ristoro, mi fermo: solo acqua e qualche mezza banana. Attendo Ignazio che non arriva, arriva invece Paolo e mi comunica un bollettino di guerra: che Ignazio ha bucato, che Graziano sta cercando di dargli una mano ma pensa al ritiraro e che Donato è in crisi nera. Attendiamo Donato più di mezz’ora, quando arriva ci da conferma che Graziano non ha intenzione di proseguire mentre Ignazio sta ancora cercando di riparare la gomma. Diciamo a Donato di continuare, che Ignazio lo attendiamo noi: il cellulare è inutile, non c’è traccia di campo.

Avanti che è tardi Discese che mettono a dura prova ruote e copertoni

A manciate passano i minuti e anche di Ignazio non c’è traccia, Paolo si avvia quando arriva la bicicletta del fine corsa, io attendo ancora un po’ poi rassegnato riparto: abbiamo perso un vulcano di tempo, è dannatamente tardi, sulla lunga salita di basolato riprendo Donato e Paolo, poi un bella discesa a tornanti e un lungo traverso mezzacosta ci portano al secondo ristoro: è stato attaccato dai predoni, non c’è rimasto nulla, l’acqua e cocacola che troviamo le ha recuperate “Ciccio” Francesco pagando di tasca propria una cifra esorbitante dal bagarino sulla statale. In quello una congiunzione astrale effimera, associata ad un evento di supernova nella costellazione del Licaone e in concomitanza all'emissione di un peto nel tunnel Gelmini, generano l'incredibile risultato di farmi ricevere un sms da Ignazio: ritirato per doppia foratura… Inutile dire che l'irripetibilità dei fenomeni non ci consente di rispondere a tono.

Riparto risalendo un bel bosco di latifoglie alternato ad uliveti, giungo così al bivio marathon-classic che è anche il primo cancello: qui gli addetti mi dicono che tra cinque minuti chiudono, volto la bici e scendo a spronare Paolo e Donato, che arrivano giusto in tempo… Siamo al limite ma ce ne renderemo conto troppo tardi, del resto non abbiamo scelta se non abbandonando Donato al suo triste destino, naufrago in un mare di lava. All’ennesima sosta ci raggiunge il biker del fine corsa, facciamo un po’di strada assieme, si alternano desolazioni cristalline e rigogliosi boschi ora di castagno e faggio. Ma il tempo passa inesorabilmente, è davvero tardi, ci rendiamo conto che così il secondo cancello non riusciremo mai a prenderlo in tempo; decidiamo che Paolo resta di supporto a Donato mentre io provo ad andare avanti per raggiungere il cancello in tempo ed avvertire che i compari attardati sono in arrivo. Comincio a spremermi, arrivo sotto un pendio e sento in alto gli addetti che prendono i pettorali e fanno pure un tifo indemoniato, li raggiungo mi fermo convinto che sia il secondo cancello: errore, quello è solo un punto presidiato dove qualche furbetto potrebbe tagliare… al cancello mancano ancora una dozzina buona di chilometri! Riparto a tutta velocità; qui il clima è cambiato, c’è una piacevole frescura e anche nei boschi pini ed abeti non sono infrequenti. Esco dal bosco e mi si presenta uno scenario irreale: la forestale taglia dritta e piana un’enorme colata lavica per più di un chilometro, impennandosi verso la fine per raggiungere una forcella: attorno non ho nessuno, a pensarci è un bel po’ che non incontro anima viva. Arrivo alla forcella, desolazione, solo il fettucciato indica la via e capisco dove sono: da qui si rientra verso Milo, al cancello manca, manca ancora, troppo temo. La forestale risale per poco ma senza infierire, poi inizia una discesa veloce e inebriante: non lo so ancora ma terminerà solo al punto di controllo, ovviamente non la conosco affatto, invita a mollare i freni, la velocità sale, il fondo è lava frantumata dove macigni scabrosi e taglienti bramano le mie chiappe. Evito un colubro nero e lucido che velocissimo mi attraversa la strada e guizza con un balzo sul ramo più basso di un abete…

Provo a tirare ancora un po’ di più ma un paio di "lunghi" mi ricordano che forse è il caso d’andare prudenti, se buco qui, se strappo la catena, se cado… mi rendo conto della solitudine che mi circonda, rallento e rifletto come un imprevisto qui potrebbe avere consegenze mica troppo simpatiche; poi da dietro sento sopraggiungere qualcuno, lo faccio passare e dopo due curve capisco che è un autoctono, mi incollo alla sua ruota e non lo mollo più finché rientrando in un boschetto si ferma: solo qui mi accorgo che non è un concorrente; lo saluto e procedo, rumori, musica, auto, persone, asfalto: un addetto mi si avvicina e mi dice che questo è il cancello, che sono fuori di un quarto d’ora, che gli dispiace ma non può fare altro che prendermi il numero. A questo punto poco importa, proseguo ugualmente fuori classifica, cento metri più avanti trovo ciò che rimane del ristoro: tre bottiglie di acqua incustodite. Non so cosa fare: aspettare Paolo e Donato, rientrare direttamente a Milo e chiuderla qui o proseguire ugualmente vada come vada? Attendo per un po’ i due amici che però non si vedono, mollo gli indugi e proseguo, almeno mi tolgo dalla strada. La salita ai ruderi del rifugio Conti è a rampe bastarde, di li ridiscendo velocemente sulla statale dove incontro due addetti: mi chiedono, loro a me!, se la gara è finita, sono allibiti dalla caparbietà dei concorrenti... Sorrido saluto e proseguo sulla strada per alcune centinaia di metri poi svolto a destra per quella che dovrebbe essere l’ultima salita sterrata della giornata, il “dentino” prima dell’agognato rifugio Citelli. Ormai penso solo ad arrivare, esumando le ultime stille di energia, in discesa cerco solo di non fare danni e mi ritrovo nuovamente su asfalto: qui c’è un certo trambusto, un paio di furgoni in mezzo alla strada, chiedo cosa sia successo e mi dicono che la gara è finita, che un ragazzo si è fatto male, stanno aspettando l’ambulanza e il percorso è chiuso… Non ho voglia di star li a discutere, il ferito ha una gamba dall’aspetto un po’ rotto, “in bocca la lupo” dico, giro la biga e me ne torno a Milo sapendo già che l’anno prossimo farò il possibile per ritornare. Sulla via del rientro incrocio l’ambulanza che sale a sirene spiegate, arrivo a Milo e vado diretto alla base. Mi cambio, intanto arrivano Graziano ed Ignazio, la coppia ritirata ma per nulla affranta: si sono consolati con pranzo di pesce sulla costa e attività balneari generiche; una sola parola può, date le circostanze, descrivere un simile comportamento: bastaaaaardi! ;-P

Mentre noi si fatica c'è chi fa il turista... ... s'abbuffa ... e fa pure il sirenetto. No comments Occhiolino

Adesso non c’è più tempo per niente: arriva Paolo, arriva Donato e già dobbiamo ripristinare gli scatoli ed il loro contenuto che il volo di rientro purtroppo incombe, dovendo anche ripassare per Santa Venerina a prelevare le quantità industriali di cannoli e cassate prenotate il giorno prima, poi salutare gli amici e questa terra della quale ancora non so praticamente nulla. Corsa all’aeroporto, salutiamo in un abbraccio Mario e Francesco; al check-in abbiamo un piano B nel caso i dolciumi impacchettati in una dozzina di cabaret fossero ritenuti fuori ordinanza: mangiare tutto sul posto, yeah! Fortunatamente scampiamo all’indigestione assicurata e ci imbarchiamo.

Rientro, indovina chi: ha cercato di fare la gara... ... e chi ha fatto il turista e poi quando pensi d'essere un gran giocatore, spesso
sei solo la pallina della roulette ;-)

Si tirano le somme, la stanchezza traspare appena dalle nostre espressioni: per tutti l’organizzazione della gara è completamente da rivedere, l’ambiente, i luoghi, i percorsi, carichi di potenzialità inespresse, meriterebbero ben altro. L’amaro per non aver portato a termine la gara verrà presto stemperato dal ripieno dei cannoli e dal ricordo dei nuovi amici incontrati laggiù.

Tessera di notte ci accoglie: piove. Salutiamo Paolo e Donato e ci avviamo, qualche chilometro e a Treviso diluvia, di una pioggia gelosa del sole di Trinacria.

F.

Ultimo aggiornamento Sabato 15 Febbraio 2014 17:45  

Memo

Novembre 2019
L M M G V S D
28 29 30 31 1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 1

Sponsors

-


Seia - Kuris, sistemi cad-cam, sistemi di taglio


-