Presa XXII - Mountain Bike Team - Montebelluna - Treviso

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Bracciano? Notraspira!

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Intro

Cpt. Crazy alla guida

B3 non sarà facile. Bolzano-Bracciano-Bolzano, due giorni con dentro una granfondo che si preannuncia pesante: piove insistentemente da molte ore e per questo il terreno del percorso che si snoda sul lato nord del lago sappiamo già che sarà una colla brasiva che azzannerà catene, macinerà pignoni, smeriglierà i freni, bloccherà movimenti. Quindi B3 per me, ma pure per gli altri sette compagni non sarà una passeggiata.

Tutti a bordo!

In quattro attendiamo il Blackbird di cpt. Crazy, dirottato all'ultimo momento su un supermercato per comprare pane e formaggio adatti ad accompagnare degnamente la sopressa gentilmente offerta da Diego. Non mancano ne tagliere da bechèr ne affilata coltellaccia. Non manca nemmeno una torta: Ignazio farà gara e trasferta con compleanno, da ricordare. Non che avessi dubbi ma la cosa comincia proprio a piacermi. Altri tre componenti della spedizione (Ennioeugenio detto "elBuitre", Donato "Tamoil" e Mirko) ci precedono sul cargo Nostromo, con gran parte dei bagagli e tutti i nostri mezzi, compreso il mio Nabla purtroppo dotato d'inadeguato e loffio Nobbynic all'anteriore ed un ancor più inefficace posteriore CrossMark ormai slik per i troppi chilometri sopportati: poteva costarmi caro non aver avuto materialmente il tempo per sostituirne almeno uno.

Il viaggio

Enterprise nei pressi di Ferrara

Avviati i motori - perchè cpt. Crazy non ce la dai a bere, quel cosonero di motori non ne ha uno soltanto- allacciate le cinture e partiamo. Non mi ricordo molto dei primi chilometri, però una cosa l'ho capita: il mondo è pieno di roba che "notraspira". Com'è come non è, passante, Padova, Rovigo, Ferrara scorrono via come vodke nelle gole bielorusse.

Ignazio e Diego più pimpanti che mai!

Sosta: entriamo correttamente nello spazioporto ma non si capisce come cpt. James T. Crazy pilotando l'Enterprise con manovra millimetrica riesca ad attraccare contromano per fare pieno di Dilitium. Caffè caffè caffè, caffè ma notraspira: comincio a guardare Diego con occhi diversi, forse foderati di goretex. Un lampo e arriviamo a Bologna: per la cronaca piove.

Paolo, copilota

Ludre, ludre, non capisco cosa centri Luca, Luca Ludre? Luvre? Bha, non era mica iscritto, poi percepisco che debba trattarsi di un mio sottilissimo malinteso e che il discorso in realtà verta su questioni molto più... istintive? Salendo a Barberino di Mugello ci passa per la testa l'idea di fermarsi a pranzare in quel locale dalle fiorentine leggendarie; ci passa, ecco è passata: l'uscita svanisce sulla destra risucchiata dal vuoto quantistico indotto dal Millenium Falcon che ho sotto il culo: poco male, cpt Ian Crazy Solo assicura che lungo la rotta ci sono miriadi di piazzole attrezzate dove poter sostare all'uopo e comodamente desinare, gustando quanto la provvidenza e quel candelporco hanno voluto magnanimamente elargire per l'occasione.

Verso l'agognata sosta

Gli anni luce scorrono via, passiamo la costellazione d'uscite del sitema Firenze, poi sfila alfa-Incisa, puntiamo su delta-Valdarno ma i maledetti dell'Impero devono aver deciso di farci soffrire la fame, non una panca, ne con ne senza capra, sopra o sotto che dir si voglia; la realtà è che a velocità tornante, tale era la curvatura, Corzano, Scandicci, Rignano e le altre sono solo punti di sutura nel lacerato spaziotempo solcato dal nostro irraggiungibile vascello.

Poi il miraggio diventa realtà: Romita, area di parcheggio, tettoia in fintastuoia e vorreiesserelegno: va benissimo. Il cartone con le prelibatezze viene rapidamente svuotato, il contenuto saggiato e letteralmente fatto a fette: gnam! "Buona questa sopressa"... "Anche il formaggio"... "Diego cosa dici del vinello?"... "Buono si, ma magari... notraspira".

Romita resort: alla faccia del nutrizionista

Satolli riprendiamo il viaggio; ad Arezzo il ricordo va al magnifico casello già visitato in occasione dell'evento di Moteriggioni, che con Arezzo non c'entra proprio nulla: sarà appunto per questo che le strade si ricordano meglio quando si sbagliano? Piove, piove, si fanno supposizioni, strategie di gara, ma a tenere banco è sempre e solo la questione abbigliamento; è in questo frangente che il comandante James T. Crazy, evidentemente in calo ipococacolinico, si fa sfuggire l'espediente escogitato da Ennio elBiutre e Donato Tamoil: la fantomatica maglia da sub Tribord del Decathlon. Apriti cielo! L'ufficiale Diego Spock dopo lunga ed accurata analisi sintetizza: "la mia metà vulcaniana asserisce che l'indumento in esame logicamente notraspira" Un phaser, datemi un phaser!.

Val di Chiana, Chianciano, Orvieto, l'equipaggio tutto comincia a dare cenni d'insofferenza ma fortunatamente la pinzatona termoatomica di Giacobazzi rinvigorisce la ciurma. Magliano Sabina: screeeeeeck! Usciamo dalla velocità curvatura imboccando lo svincolo con la sicurezza del sarto che infila la cruna; per la verità tutti già si immaginavano a Roma a fare inversione a piazza San Pietro giusto per emulare quella di Arezzo, ma la manovra di recupero stavolta riesce e ci immettiamo placidamente, autovelox in agguato, nella Flaminia. A Civita Castellana andiamo per Nepi dove, passati sotto l'acquedotto romano, finalmente conosceremo Laludra: trattasi di barista rumena? moldava? favoleggiata, leggendaria quasi quanto Eccentrica Gallumbits, che però li per li ci lascia alquanto delusi: ha capelli color magarifossibionda, due occhi, un naso, una bocca, due tette, un culo invero speleologico, due braccia fornite di mani ed altrettante gambe, fornite di piedi. Bibitiamo quanto ci viene offerto e via sulla Cassia, cercando di rivedere i nostri giudizi, rivalutare le fattezze, considerare attenuanti. Macchè, Laludra non diventerà mai un mito.

Blackmagic bolina sicura
Il cargo Nostromo ci precede

Piove, le strade sono proprio quelle romane, nel senso che quelle erano e tali sembrano rimaste: asfalto d'epoca augustea e voragini lanzichenecche; queste ultime con la pioggia si sono trasformate in oceani e Sir Crazy Blake lancia la sfida, molla gli ormeggi e timona Blackmagic verso la meta ormai vicina: non se ne fa sfuggire una inondando il ponte e allagando il pozzetto incurante degli inviti alla prugna? prurito? prudenza? che Paolo, con abile diplomazia, fa filtrare: "Ziochen, ma ti va in zerca de spacar un semiasse?". Frenatona (no, non proprio una pinzatona termoatomica): cosa vedono le fosche pupille del prode Graziano? Li sulla sinistra tra i colli si snoda il sogno del bimbo che alberga in ognuno di noi, un tratturo fangoso preceduto da un vasto mare che promette onde, schizzi e spruzzi. Strambata a sinistra e di bolina stretta si fa rotta sull'ignaro, placido specchio d'acqua: solo qualche secondo e viene sconvolto da uno tsunami, l'onda anomala generata modificherà irreversibilmente il microclima locale a tal punto che in breve smetterà di piovere!

Cameracar

Ma la corsa di Blackmagic non si può fermare. L'equipaggio già teme di dover scendere e spingere il mostruoso leviatano che a stento ancora riesce, ricorrendo a tutte le diavolerie tennologiche, ad avanzare nel mare di fango. Capitanooo!!! Li in fondo, uno slargoooo... forse siamo salvi, un quadrupede abbaiante ammutolisce e sorpreso ci viene incontro: riusciamo a virare ed al lasco procediamo a ritroso, ma il mare, che tante soddisfazioni ci avava procurato all'andata, ora è ridotto a una pozza prosciugata dal veemente tsunami.

Il morbo di GreenBlack ha colpito ancora

Stanchi ed infangati siamo ormai alla meta:Trevignano Romano.

Trevignano Romano bainait

Sweet home Braccianooo

Subito rendez-vous con l'equipaggio del Nostromo per ritiro pettorale, pacchi gara, chip. Saluti saluti saluti. Qui il morbo che affligge il nostro presidente ha un'improvvisa recrudescenza: il chip è neroverde, irresistibile per Crazy che lo acquista seduta stante. Dopo qualche incertezza troviamo l'alcova che ci ospiterà: un bellissimo B&B, tutto per noi, giardinomunito e con gestori veramente gentili. Sorpresa: davvero non piove più. Scarichiamo dal Nostromo le nostre beneamate, i bagagli e prendiamo possesso del covo che ci accoglie con tanto di caminetto acceso, peccato poter restare così poco. Sistemati al meglio festeggiamo Ignazio per il suo compleanno, tagliamo la torta e brindiamo alla sua e alla gara. Usciamo per guardarci un po' attorno.

La passeggiata sul lungo lago sgranchisce le membra provate dal viaggio e rilassa i pensieri; ad ovest, oltre le nuvole basse, una luce radente filtra dal basso orizzonte e promette quello che non sembra poter mantenere; il lago appena increspato da una leggera brezza induce a sperare che il terreno possa asciugarsi velocemente, ma non mi illudo.

Ignazio's birthday cake

Auguri!

Cpt. Crazy è in cerca di una farmacia: dice che il mal di testa non gli è mica passato, ma le malelingue insinuano ben altre motivazioni; se ne esce con un sacchetto ricolmo di flaconi, blister e variopinte capsule poi si va alla ricerca di un bar o ostaria per ammazzare il tempo che resta all'ora di cena; troviamo un pub, è aperto, è chiuso, sta aprendo: ci fanno accomodare, l'ostessa sistemando gli altri tavoli ci intima d'ordinare solo da bere. Non ci ho proprio fatto caso, ma poi Crazy mi chiede se gli prendo un bicchiere d'acqua per butttare giù i, dice lui, "fermenti lattici": mi alzo faccio per chiedere e lei sta li a girare le sedie, mi avvicino e comincio a girare sedie pure io. Mi stampa cibachrome uno di quei sorrisi che. "Volevo solo un bicchiere d'acqua... ".

Torno dall'allegra combriccola con l'acqua nel bicchiere e la consueta, netta sensazione che una vita non basta; aleggiano Faber e le sue Passanti. Le birre sono buone, il mio succo invece non è più disponbile, cosa ovvia per ogni mago Baol che si rispetti e ne scelgo un altro.

Lungolago, dintorni, pub e... fermenti???

Usciamo dal pub diretti al locale prescelto per la cena, nel quale incontreremo l'allegra compagnia dei "rivali" Bulgarnò. Nel complesso sarà una delusione, mangiato maluccio, bevuto peggio (Ennio, somelier:"pessimo") e disorganizzati, pagato troppo; in compenso i Bulgarnò si rivelano i buontemponi che sappiamo e finalmente conosco anche Carlo degli Sbubby. Rientriamo un po' contrariati, non fosse che in un altro locale troviamo gran parte degli Sbubbikers: saluti e scazzeggi di rito, riusciamo però a sganciarci prima che si venga travolti da fiumi di fernet e fontane di sambuca.

Si vede poco, ma c'è scritto CAROGNA, del resto l'espressione dice tutto
Riti propiziatori

Percorrendo il lungolago a ritroso Diego scommette che l'indomani in partenza saremo pochissimi, magari solo noi, i Bulgarnò e gli Sbubby, che in tanti non si presenteranno, che molti notraspirando se ne staranno a letto; in effetti anch'io ho considerato il fatto che per il paese non s'è vista una biga che sia una, che non c'è nessunissimo movimento, nulla che lasci presagire, come di solito accade, che l'indomani qui si svolgerà una gran fondo con più di 1200 iscritti e 4 stelle di Prestigio, ma il tempo è stato inclemente e le apparenze si sa, spesso ingannano. Alla base si preparano gli ultimi dettagli, si puntano le sveglie, si vedono girare trespoli con appese sacche di "soluzione fisiologica", si consultano con amenicoli tennologici i bollettini meteo, videoclip esplicativi sulle ripetute e sulla preparazione di pozioni magiche; a tal proposito dalla stanza di Donato e Paolo provengono i tipici rumori di un laboratorio chimico: gorgoglii, sbuffi, fischi ronzii e crepitii; dicono che sono i sali, io penso che se sali poi devi anche scendere: dev'essere il sonno, buona notte.

De competiscion

Colazione

Uno sguardo al cielo del mattino e non piove, Ennio da la sveglia con la fanfara dei Bersaglieri, poi giù veloci a far colazione, ottima ed abbondante; la notte è trascorsa bene per tutti si direbbe, solo Diego fa un appunto al piumone che secondo lui, come dire... notraspira: viene prontamente sepolto da una montagna di fette biscottate imburrate. Poi a vestirsi. Ultime verifiche, boraccia in, pressione gomme in, pressione forca in, gambe out. Come gambe out? Rechecking.. Huston abbiamo un problema.

Pronti. Sullo sfondo il Nostromo

Uno solo? Ti va da dio allora. Risaliamo in zona partenza su salitella ripida il giusto per arrivarci spompato: 'namo bene. Ed è la Bolgia: Diego ma non dovevamo essere in quattro gatti? Più che una griglia sembra un buffet: se vuoi passi, prendi la posizione che ti aggrada e ti accomodi. Correttamente andiamo alla nostra, non passa un minuto che un biker li a fianco scarta lo snack e butta la carta a terra: anni di perorazioni, racomandazioni, ingiunzioni, minacce di squalifica... tutto inutile. Ma ve lo volete mettere in testa che l'educazione e il rispetto non è un'opzione, che la terra è tua anche se sei in zona partenza? Ad accorgersi dell'infausto gesto è Crazy che riprende subito il biker il quale senza addurre motivazioni plausibili s'inalbera. Calmino ciccio, che magari sei di quelli che protesteranno quando cominceranno anche qui a chiudere sentieri, mettere divieti e spargere chiodi.

Ailaits or "a momentary lapse of reason"

Al tizio non resta che raccogliere la carta e gettarla nel cassonetto all'irragiungibile distanza di due, diconsi due, passi. Bravo Crazy. La domanda è: l'avrà capita? Dubito, dato che la somma dell'intelligenza sulla Terra è costante mentre la popolazione è in continuo aumento, ma la prossima volta forse -forse- ci penserà due volte, magari si guarderà attorno: sia mai che ci siano delle PreseXXII nei paraggi. Manca la musica, in compenso la spiker sembra stia facendo la cronaca di una dissezione anatomica, segue un minuto di silenzio per il decesso di un calciatore, ma della scomparsa nello stesso modo e giorno di Veronica Gomez, una pallavolista, a nessuno frega nulla.

Ignazio all'arrivo e, sotto, il canalone di Ho Chi Minh Chia


Al termine il solito indecente applauso: cresceremo mai? La deprimente ipocrita cappa si dissolve velocemnte e l'atmosfera piano piano torna a riscaldarsi, pochi minuti al via, poi un fremito e vedo i primi li davanti muoversi. Giù in discesa per un insensato giretto del paese, poi tutti fermi per l'inevitabile strozzatura e quindi via, la gara vera parte adesso; prima salita, le gambe girano, girano bene, troppo bene, mi dico la pago, vedrai che la pago. Invece finchè il fondo rimane decente non ci sono problemi, si fila veloci oltre il primo scollinamento, ma sull'altro versante la musica cambia: prima discesa, il fango comincia ad accumularsi, le ruote non tengono, mi gioco un primo jolly, testimone Paolo, che poco dopo si produce in un'innocua poggiata di fianco. Raggiungo Ennio, che di li a poco rompe gli indugi, lo seguo ma devo desistere evitando non so come la catastrofe: in discesa si forma il solito blocco di mota sull'archetto della forca e, come avessi pinzato, la ruota si blocca: faccio uno, due, tre metri senza contollo, finisco fuori tracciato su delle ramaglie e riesco a fremarmi. Così non va, la mia biga, lo so, non è troppo adatta ai terreni pesanti, oggi con coperture inadeguate lo è ancora meno: mi metto l'anima in pace e la gara punto solo a finirla. Traffico e fango, provo a dare di nuovo confidenza -Bed guardingo in discesa? Sia mai!- ma la ruota posteriore slick tenta di superare l'anteriore che è una ciambella di terra, foglie e rami impastati, così m'intraverso finendo quasi in testa coda. Devo fermarmi a ripulire di continuo, e se in salita tocca spingere a piedi, la discesa se non è sufficientemente ripida tocca pure pedalarla come fossi in salita! Il "canalone dei vietcong" lo evito traversando alto con la bici in spalla e poi a spinta per un bel pezzo. Dato il fondo non posso nemmeno adottare la tecnica degli strappi in fuorisella per preservare la schiena che quindi comincia a torturarmi. Attorno al ventesimo chilometro penso seriamente di ritirarmi, mi raggiunge Ignazio, vede chiaramente che sono in difficoltà ma non mollo, quello almeno è un tratto asciutto. Arrivo ad un ristoro e proseguo per la famigerata faggeta: peccato il terreno sia così pesante, il posto è veramente bello, il sentiero sale piuttosto tranquillo solo che mi devo fermare decine di volte a smelmare i passaruota intasati: è uno strazio. La discesa dalla faggeta sarebbe ancora più bella se non vi dovessi pedalare per procedere, al tremine arrivo ad uno stradone, largo e dritto: non lo so ancora ma da qui in poi il fango colloso è praticamente terminato. Riprendo fiato, e comincio a recuperare ma le gambe sono tramortite da tutto quello spingere e fermarsi di continuo, almeno sono conscio che bene o male la finirò. Delle rampe malefiche ma asciutte negli ultimi chilometri mi fanno recuperare ancora un po' e mi lascio alle spalle gruppetti di bikers variamente crampizzati; ai -10 km la mia catena entra in sciopero, il lubrificante se n'è andato col fango, ed ora secca com'è deve essersi grippata una maglia: mi fa fare 7/8 pedalate e poi s'incastra tentando di strappare il cambio, allora devo fare mezzo giro all'indietro per poter rifare altre 7/8 pedalate. Avanti così sull'ultima salita, reggiungo un'altro biker che ha un problema analogo e mi chiede dell'olio: magari! Nota la mia andatura da ballata degli elefanti "due passi indietro tre passi avanti" e ci facciamo una risata; segue un single track stretto, bello e tortuoso, poi si allarga in forestale, tento d'investire un fotografo ma il marrano si scansa e mi ritrovo inaspettatamente all'arrivo. Finisce così, un po' a sorpresa; al traguardo ritrovo Crazy, Donato e Ignazio, complimenti e prime impressioni a caldo. Non sono nemmeno troppo stanco, segno che le gambe sono li e la schiena...pure. Primo dei nostri è Diego: si vede che oggi il fango per lui evidentemente traspirava bene, bravo Diego! Riconsegno il chip e ci avviamo dopotuto soddisfatti alla nostra magnifica base, se non altro sono 4 stelle Prestigio ben guadagnate: dei 1200 partenti, benchè accorciato di circa otto chilometri impraticabili, solo 366 del marathon sono giunti all'arrivo.

Rientro

Per prima cosa si rendono riconoscibili le bighe, togliendo il grosso del fango diventato cemento con apposita gomma da giardino. Poi doccia calda monumentale e per finire diamo il colpo di grazia alla soppressa ch'era riuscita a sopravvivere all'assalto di Romita.


Modalità Sukhoi

Paghiamo quanto dovuto a chi così amabilmente ci ha ospitato con la sincera speranza di poter ritornarvi. Ci salutiamo, parte il cargo Nostromo col suo prezioso carico e partiamo noi. Diego credo non senza malizia fa cadere un fiammifero acceso per vedere se almeno da innesco traspira, dando così fuoco alle polveri: cpt. Crazy inserisce la modalità Sukhoi e risale il paese manco fosse Carolina Kostner al Gran Galà: tripli axel, doppi toeloop, piroette, tonneaux e cabrate, un'esibizione che termina in zona arrivo per riconsegnare un chip ritardatario. Ignazio, sul posto del copilota da l'impressione di non aver capito o, per converso, d'aver capito benissimo, Paolo fa il diplomatico riportando la discussiopne su un piano più filosofico, ricreando atmosfere idilliache e platonicamente orientate alla fratellanza tra i popoli: "Dai, va ben, gavemo capìo, vero tosi, VERO?"... Diego però notraspira. Io semplicemente me la godo. Il viaggio di rientro sarò lungo e per me costellato da ampi spazi di vuoto mentale. A velocità fotodromica l'astronave Galactica procede inseguita dai fantasmi Cyloniani, ma l'amm. Crazy Adamo tenterà di tenerli a bada: inevitabilmente si ragiona sulla gara, sul risultato, le aspettatitive, cosa è andato e cosa -per me un po' abbondante- non è andato per il verso giusto.


Galactica al rientro

Breve sosta all'autogrill di Montepulciano, si fa il pieno di combustibile e si placano i fabbisogni metabolici che lo sforzo profuso ha indotto nei nostri fisici, ma buttare al vento così mesi e mesi di studi nutrizionali, diete bilanciate, calcoli calorimetrici con un famigerato "menù rustichella" non si può mica! Qui realizzo un grosso problema: la mia biga sta sul Nostromo e, contrariamente a quanto logisticamente pensassi, il Nostromo non farà rotta per il sistema Ponzano ma dirigerà direttamente su gamma-Barcon; sarebbe nulla solo se il sottoscritto non dovesse proseguire autonomamente il viaggio per rientrare nottetempo alla galassia di Bolzano: B3 incombe! Rapido giro di consultazioni e Paolo, l'impareggiabile Paolo, convince gli assatanati dell'equipaggio del Nostromo ad allungare di qualche chilometroluce la rotta, alludendo a non ben precisati lati oscuri della loro sfera sessuale. Mha! Davvero grazie a Ennio, Donato e Mirko per aver allungato del necessario la strada.
La velocità di crociera mica diminuisce, le distanze però più passa il tempo più sembrano dilatarsi, ma non c'è altro da fare che arrivare. Ed arriviamo: abbiamo tempo per una pizza? Magari su e via, al taglio, no da Ignazio, no a Merlengo poco oltre la chiesa; detto fatto, pizza veloce, buona e allegra, ci raggiunge il figlio di Paolo che, astuto come una faina, chiede l'utilizzo del camper al padre. A nulla valgono le nostre perorazioni a favore del giovin virgulto, apparendo Paolo davvero irremovibile proprio come un camper sul Pordoi. Forse. Sta di fatto che il Nostromo attracca e noi scappiamo letteralmente dal locale rinunciando agli invitanti dessert. I saluti sotto una pioggerella novembrina chiudono ufficialmente la trasferta di Bracciano, recupero l'auto, carico Nabla, il borsone e mi avvio.

"La linea bianca, sul grigio dell'asfalto, è interminabile..." E' l'una passata e sono ancora in viaggio, la solita domanda inevitabilmente si riformula, da una vita mi chiedo chi cacchio me lo faccia fare, stavolta però tra le tante possibili c'è una risposta nuova: ma sarà mica che questa vita... notraspira?

Ultimo aggiornamento Lunedì 23 Aprile 2012 21:08  

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